A Ferrara c’è chi desta gli edifici «dormienti»

 L’impegno dell’associazione no profit «Città della Cultura / Cultura della Città»: i casi del Teatro Verdi e del mercato coperto di Santo Stefano, opera di Giovanni Michelucci

Ferrara. «Noi non offriamo servizi, a servire ci pensano le cose che facciamo». Ecco il principio fondante di Città della Cultura / Cultura della Città, associazione no profit che tra i promotori vede impegnato un gruppo di architetti e urbanisti emiliani: Maurizio Bonizzi, Diego Farina, Massimo Davi, Luca Lanzoni, Sergio Fortini. Modello pionieristico, come viene definito nel sito dedicato, Cultura della città si concentra su percorsi di rigenerazione urbana «di spazi ed edifici “dormienti” dismessi o sotto utilizzati» e sulla promozione d’iniziative per lo sviluppo locale, di concerto con l’amministrazione cittadina e con gli attori pubblici e privati.

«La nascita ufficiale dell’associazione risale all’estate scorsa – spiega Sergio Fortini di Studio Canapè –ma è avvenuta a seguito di una serie di operazioni attuate nel corso degli anni. Un primo nucleo operativo si deve al centro studi Dante Bighi che è attivo nel circuito della rete emiliano romagnola dal 2008 come centro di produzione culturale composto sempre da architetti. Successivamente è avvenuto l’incontro tra i membri del Centro studi e studio Canapè e si è dato origine alla pianificazione di nuove attività con il nome di Città della Cultura, avviate all’inizio del 2012 e proseguite sino ad oggi. Come Città della Cultura abbiamo organizzato una serie di eventi che avevano come oggetto la riattivazione dei volumi dormienti all’interno del tessuto urbano e la possibile esplicitazione delle loro potenzialità. Così abbiamo fatto con due contenitori importanti: il mercato coperto di Santo Stefano, opera di Giovanni Michelucci, per la metà dismesso, e con il Teatro Verdi il cui ultimo cantiere è abbandonato da diversi anni. Sia nel 2012 che nel 2013 ci siamo inseriti all’interno del Festival Internazionale (organizzato dall’omonima rivista) con una nostra programmazione di cicli di conferenze attorno ai temi di recupero, riuso, smart city, smart land e abbiamo portato alla ribalta questi luoghi, nella logica di una produzione d’idee, di economie e produzione di socialità, ottenendo buoni risultati».
Così lo scorso anno l’associazione ferrarese grazie a una campagna di crowdfunding ha consentito, dopo 30 anni, la temporanea riapertura del Teatro Verdi, che ora è al centro anche del progettoSempreverdi, la nuova scena della rigenerazione urbana, tra i quaranta preselezionati dal concorso «cheFare 2», il bando nazionale che mette a disposizione 100.000 euro al miglior progetto d’innovazione culturale caratterizzato da un forte impatto sociale (il verdetto finale è atteso per il 3 aprile prossimo). «Non siamo arrivati in finalissima – prosegue Fortini – ma il successo fa comunque ben sperare. S’intravede lo spiraglio di una nuova vita. La buona notizia è che abbiamo strutturato una scheda progetto di rigenerazione sposata dal Gai (giovani artisti italiani) per l’accesso a eventuali fondi ministeriali. Per quanto riguarda invece il mercato coperto di Santo Stefano, quando nell’ottobre 2012 abbiamo organizzato il primo nucleo di attività per Internazionale, l’edificio rientrava nel piano triennale delle opere comunali come possibile parcheggio multipiano. Poi alla prima opportunità, una manifestazione d’interesse della Regione Emilia Romagna, il Comune si è presentato con un programma da noi elaborato per chiedere dei finanziamenti per il recupero fisico dell’intero mercato. L’idea è quella di mantenervi l’attività tradizionale che ancora in parte vi sopravvive e includervi una serie di spazi per acceleratori d’impresa, start up legate alla filiera del cibo. Diventerà un mercato contemporaneo dove potersi sedere e mangiare qualcosa, poter lavorare con il proprio pc o semplicemente poter leggere il giornale sotto una piazza coperta nel pieno centro della città»

 

di Veronica Rodenigo, edizione online, 18 marzo 2014