eni mattei casa

Avevamo tutto fin da allora ma poi è iniziato un lento ed inesorabile declino.

Avevamo un meraviglioso contenitore e un singolare e incomparabile contenuto. Avevamo un’Italia con personaggi come Mattei e Olivetti che seppero sfruttare al meglio le peculiarità di una Nazione e le abilità del suo Popolo, rendendo entrambi partecipi di un percorso di crescita collettivo, dove uno rimorchiava l’altro nel risalire la china post bellica e dove, soprattutto, genio, genti, ambiente, erano un tutt’uno e si elevavano a vicenda.

Nel ’50 inizia l’esperimento del Villaggio Mattei a Borca di Cadore. Duecentossessanta cassette, una chiesa, una colonia, un centro servizi, un albergo, un campeggio, tutto inserito nell’ambiente naturale dell’Antelao dove potevano vivere in comunità dirigenti e operai assieme a figli e famiglie. Una idea di società orizzontale priva di gerarchia e accomodata in un’architettura e in un paesaggio di assoluta avanguardia, con soluzioni tecniche nell’uso del cemento e concetti urbanistici-filosofici di eccezionale prospettiva.

Dopo il periodo di splendore degli anni ’60, gli anni d’oro del turismo cortinese e dopo le Olimpiadi invernali, il villaggio venne via via trascurato e quasi abbandonato.

…“Non capisco se sei deserto o montagna.”

Oggi il Villaggio è la bella copia di se stesso. Quasi non interessasse più a nessuno. Parzialmente abbandonato ed in mano ad agenize immobiliari private che svendono “pezzi d’architettura” del movimento moderno come fossero villette di ultima urbanizzazione costruite nella periferia di Cologno Monzese.

Nell’idea e nel “progetto” del Villagio Eni c’era già tutto!

Educazione e rispetto per la natura, attenuazione del concetto di classe sociale, servizi per tutti nessuno escluso, luoghi per educazione laica e ecclesiale, spazi personali, collettivi e spirituali, materiali e linguaggi costruttivi provenienti da precetti dell’international style o dell’organicismo wraitiano, design degli interni.

Per farla breve, ieri un luogo per la crescita interiore dell’individuo e della collettività. Oggi un luogo abbandonato che fa da cornice alla decadenza sociale di questo decennio, quasi avessimo rimosso i grandi insegnamenti dei “nostri” nonni maestri.

Oggi questo villaggio è la raffigurazione della crisi culturale nella quale il paese Italia vive, privo di educazione e buone maniere, ricco di liberismo, affarismo e egocentrismo, privo di storia e derubato del suo miglior futuro, provvisto di slogan insipidi che durano il tempo di una notte e non lasciano segni nella costruzione dell’individuo.